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Gestione dei rifiuti nelle operazioni di coltivazione di cannabis

Author
Autore Luke Sumpter
23 marzo 2023
Come gestiscono i rifiuti i coltivatori di cannabis? Continua a leggere per saperne di più!
23 marzo 2023
11 min read
Gestione dei rifiuti nelle operazioni di coltivazione di cannabis

Contenuti:
Per saperne di più
  • 1. Operazioni di coltivazione di cannabis e rifiuti vegetali
  • 2. Tipi di rifiuto
  • 3. Quantità di rifiuti
  • 4. Pratiche di gestione dei rifiuti vegetali
  • 4. a. Compostaggio
  • 4. b. Discarica
  • 5. Pratiche di gestione dei rifiuti degli imballaggi di cannabis
  • 5. a. Riciclo
  • 5. b. Rifiuti pericolosi
  • 6. Migliori pratiche di gestione
  • 7. In conclusione

Dalla legalizzazione in alcune zone, il numero di operazioni legali di coltivazione di cannabis è aumentato in modo esponenziale e si stima che più di 60.000 tonnellate di rifiuti, tra cui substrato e materiale vegetale, siano prodotti ogni anno da impianti indoor, serre e coltivazioni outdoor. 

Negli ultimi anni, i coltivatori commerciali di semi di cannabis hanno smaltito i propri rifiuti in diversi modi, come il compostaggio, nelle discariche, nei centri di produzione di energia dai rifiuti o tramite digestione in-vessel, ma a causa della mancanza di linee guida specifiche, i produttori hanno poche opzioni. Inoltre, molte giurisdizioni richiedono che i rifiuti di cannabis siano resi inutilizzabili e irriconoscibili prima di essere smaltiti, ma non specificano cosa si intenda per inutilizzabile e irriconoscibile, creando potenziali problemi di contaminazione, sicurezza e salute. Le coltivazioni devono smaltire i rifiuti, ma nella maggior parte dei luoghi non ci sono regole in merito, quindi i produttori devono riciclare i rifiuti per produrne il meno possibile, il che li porta a ricorrere a metodi di smaltimento più ecosostenibili, di cui parleremo più avanti nell'articolo.

1. Operazioni di coltivazione di cannabis e rifiuti vegetali

Dalla legalizzazione ricreativa sono state stabilite delle normative su chi può coltivare, come processare e consumare cannabis, ma queste regole non tengono conto di come le aziende debbano smaltire i sottoprodotti della produzione di cannabis. Questo significa che tutte le strutture legali di coltivazione e lavorazione, incluse serre, coltivazioni outdoor e indoor, non hanno indicazioni su come smaltire i loro rifiuti. Queste strutture producono non solo rifiuti vegetali ma devono anche smaltire il substrato dopo ogni ciclo di coltivazione e l’acqua contaminata da fertilizzanti sintetici e, dato che molte operazioni effettuano da 1 a 3 raccolti all’anno, la quantità da smaltire è notevole. Inoltre, alcuni tipi di substrato, come la vermiculite per esempio, non possono essere compostati, quindi i produttori devono trovare un modo per gestire i rifiuti che non possono essere riciclati o smaltiti con i metodi tradizionali.

 

Gestione dei rifiuti nella cannabis: rifiuti organici

Ciclo dei rifiuti organici.
 

Oltre alle coltivazioni, anche i processatori di cannabis affrontano le stesse difficoltà. I processatori devono trasformare il materiale vegetale in distillati per produrre edibili, topici o oli e, spesso, trasformano la materia vegetale in estratti utilizzando solventi come etanolo, eptano, propano e butano. Anche se la maggior parte dei processatori ed estrattori usa tecnologie che consentono di riciclare gran parte dei solventi impiegati, ce n’è comunque una buona parte che necessita di essere smaltita e che non può essere facilmente eliminata, in quanto considerata rifiuto pericoloso.

Oggi esistono diversi modi per estrarre i composti chimici necessari dalla cannabis, come l’anidride carbonica supercritica, l’alta pressione e il calore, che producono meno rifiuti tossici dei metodi citati sopra, ma la quantità di THC e CBD persa con quei metodi che generano residui meno tossici è maggiore, oltre ad essere più costosi, quindi la maggior parte delle aziende, soprattutto quelle più piccole, non può permettersi queste tecnologie.

2. Tipi di rifiuto

La maggior parte dei rifiuti prodotti dai coltivatori e processatori commerciali di cannabis riguarda gli imballaggi e i sottoprodotti vegetali. I sottoprodotti vegetali includono scarti organici come steli, rami e foglie scartati dopo ogni raccolto, oltre ai substrati che possono essere facilmente compostati e trasformati in nutrienti vegetali. Tuttavia, molti coltivatori commerciali utilizzano substrati difficili o impossibili da compostare per evitare la trasmissione di malattie; in alcuni casi tali substrati non sono accettati dagli impianti di gestione dei rifiuti organici: è il caso della lana di roccia, che è non riutilizzabile e non compostabile, ma resta il substrato preferito nella maggior parte delle coltivazioni commerciali.

 

Gestione dei rifiuti nella cannabis: tipi di rifiuti

I rifiuti della cannabis sono costituiti da confezioni di prodotto e sottoprodotti vegetali come steli e foglie.
 

Dall’altro lato, gli imballaggi della cannabis includono materiali come cartone, plastica, vetro, penne per vaporizzatori e batterie, che sono diventati un enorme problema perché alcuni possono essere riciclati ma la maggior parte finisce comunque in discarica. Secondo le leggi attuali, non è possibile riciclare gli imballaggi della cannabis a causa del rischio che possano contenere residui di THC e CBD; il packaging della cannabis è visto come un potenziale rischio sanitario ed è necessario che la maggior parte degli imballaggi sia trattata in modo diverso e non sia riciclabile, soprattutto le batterie monouso dei vaporizzatori.

C’è differenza tra rifiuti di canapa, THC e CBD?

Sì, ma tutti dovrebbero essere smaltiti in maniera simile perché i cannabinoidi possono accumularsi nel suolo o nell’acqua. Ma prima, cerchiamo di capire qualcosa in più su THC, CBD e canapa. Le coltivazioni di cannabis sia outdoor che indoor e l’industria della cannabis in generale stanno crescendo a ritmo esplosivo, quindi i rifiuti da cannabis aumentano altrettanto. Alcuni luoghi hanno già introdotto procedure sicure per la gestione e le infrastrutture necessarie, ma non tutti gli Stati o paesi hanno raggiunto questi risultati. Le due principali fonti di rifiuto nell’industria sono materiale vegetale e imballaggi. Data la rapidità con cui cresce la coltivazione della cannabis, le normative governative non rendono semplice rendere sostenibile l’industria, perciò esistono solo due soluzioni: appaltare a terzi oppure occuparsi direttamente del problema adottando tecniche come il bokashi, per esempio. Il THC è il principale composto psicoattivo della cannabis ed è responsabile degli effetti della pianta. Il CBD è il secondo cannabinoide più noto presente nelle piante di cannabis ed è considerato un composto non-euforico. La canapa, invece, riguarda le fibre delle piante di cannabis, ma ricorda che le piante di canapa contengono CBD ma possono anche avere fino allo 0,3% di THC. Da tenere a mente che le piante dominanti THC conterranno anche CBD e viceversa, e che i rifiuti di cannabis sono considerati tossici se contengono THC, quindi ogni rifiuto che contenga o sia venuto a contatto con THC deve essere distrutto e mescolato con altri materiali di scarto fino a renderlo inutilizzabile.

Ricordati che non esiste una definizione precisa di inutilizzabile e irriconoscibile, quindi può variare da Stato a Stato, ma l’idea principale è impedire che i rifiuti di cannabis raggiungano il suolo, l’acqua, o vengano ingeriti da animali o minori. Questo significa che questo tipo di rifiuto non solo deve essere smaltito correttamente ma anche conservato in modo corretto, poiché non può essere trattato come normale spazzatura. Ricorda che fiori, steli, radici, scarti di potatura e foglie, tra le altre parti, sono considerati rifiuti pericolosi. Questi rifiuti dannosi possono essere smaltiti in diversi modi come discariche, incenerimento, compostaggio o digestione in-vessel, quindi continua a leggere per saperne di più sulla gestione dei rifiuti nelle operazioni di coltivazione di cannabis.

3. Quantità di rifiuti

Negli Stati Uniti si stima che le operazioni di coltivazione producano almeno svariate migliaia di tonnellate e, in California solo, gli imballaggi di cannabis rappresentano il 25% dei rifiuti smaltiti nello Stato. Secondo le ricerche, vengono usati circa 15 litri di substrato per pianta di cannabis, con una media di 4 cicli di coltivazione all’anno, producendo più di 2.0438.600 metri quadrati di rifiuti di substrato. 

Percentuale di rifiuto vegetale per pianta di cannabis

Rifiuto organico Percentuale
Foglie 1 - 2%
Steli e rami 0.1 - 0.3%
Radici < 0.03%

 

Inoltre, i rifiuti verdi come steli, rami e foglie producono circa 1,75 litri di scarti per pianta, quindi si stima una media di 114 kg/m3, generando oltre 233 tonnellate di rifiuti vegetali prodotti da coltivazioni indoor, serre e outdoor, che quasi triplicheranno man mano che verranno approvate nuove licenze.

4. Pratiche di gestione dei rifiuti vegetali 

La legalizzazione della cannabis ricreativa ha avuto un enorme impatto sull’industria della gestione dei rifiuti a causa dell’aumento dei materiali di scarto prodotti dalle coltivazioni. Sono stati compiuti degli sforzi per regolare la gestione dei rifiuti della cannabis, come richiedere la distruzione o l’alterazione della pianta affinché non sia idonea al consumo, ma non esistono indicazioni chiare su come smaltire gli altri tipi di rifiuti, perché manca ancora la piena comprensione della gestione dei rifiuti in quest'ambito. La cannabis è diversa dalle altre colture a causa della presenza di residui di CBD e THC: dato che questi cannabinoidi sono presenti, solo poche strutture accettano rifiuti organici da cannabis, costringendo i produttori a cercare metodi alternativi. 

Nonostante l’assenza di linee guida, alcuni Stati hanno adottato un approccio per rifiuti pericolosi e non pericolosi. Con questo metodo, i rifiuti non pericolosi della cannabis devono essere resi irriconoscibili e inutilizzabili macinando la cannabis in polvere fine e mescolandola con pari quantità di altri rifiuti compostabili non di cannabis, come scarti alimentari, residui di giardini o letame animale.

 

Gestione dei rifiuti nella cannabis: pratiche di gestione dei rifiuti della cannabis

Le pratiche di gestione dei rifiuti più comuni nella cannabis.
 

I rifiuti pericolosi sono problematici perché non possono essere compostati e praticamente raddoppiano la quantità di materiali destinati alle discariche. Negli Stati Uniti, dove la cannabis è legale da più tempo, alcuni Stati hanno incoraggiato i produttori ad adottare pratiche sostenibili. In Oregon, ad esempio, esistono normative specifiche sui rifiuti solidi pericolosi, perciò i coltivatori devono conservare registri dei materiali di scarto, custodirli in magazzini sicuri con accesso limitato e smaltirli utilizzando i seguenti metodi.

Compostaggio

Il compostaggio dei rifiuti organici riduce il volume dei rifiuti e trasforma gli scarti in una fonte di nutrienti per altre colture, prevenendo anche l’emissione di gas serra. Nelle coltivazioni outdoor è possibile farlo se c’è spazio sufficiente. Quando possibile, il compost può essere utilizzato anche nel suolo, rendendolo più produttivo e sano perché i rifiuti vegetali come steli, rami e radici possono aumentare il contenuto di azoto del terreno, producendo compost simile a quello di altri scarti vegetali.

Il compostaggio può essere eseguito anche con macchine specializzate che trasformano gli scarti delle piante in compost, note come “in-vessel”. Questa tecnologia consente ai rifiuti vegetali di cannabis di rimanere custoditi in un luogo sicuro producendo pochissimo odore, ma non può essere usata per le coltivazioni indoor o in serra dove lo spazio è limitato.

Il compostaggio non è solo un ottimo metodo per ridurre i rifiuti della tua coltivazione casalinga. È uno dei metodi migliori per mantenere i terreni fertili—gratis! Per comprendere come funzioni, bisogna imparare la vera natura del compost. Questo oro nero è semplicemente il risultato finale della decomposizione microbica. Il compost è composto da due principali gruppi di materiali: verdi e marroni. I verdi sono scarti di cucina freschi, erba tagliata, scarti freschi del giardino; i marroni includono trucioli di legno e foglie secche. Combinando questi materiali nel rapporto 1:1, essi si decompongono in un compost eccezionale. Perché? Perché batteri, funghi e altri organismi rilasciano enzimi che li degradano. Esistono due approcci: a caldo e a freddo. Il compostaggio caldo permette di ottenere compost in poche settimane. Basta aggiungere tutti i materiali nel contenitore per compost e girarli regolarmente. Il compostaggio a freddo richiede più tempo e prevede semplicemente di aggiungere i materiali al cumulo via via che si ha disponibilità.

Un altro modo in cui i produttori possono compostare i rifiuti vegetali è inviarli a impianti di compostaggio, ma ciò richiede il trasporto degli scarti, che potrebbe non essere economicamente sostenibile. Inoltre, tali impianti hanno regole che possono complicare il processo. Gli esperti affermano che i produttori potrebbero trarre profitto dai rifiuti vegetali grazie alle fibre contenute in steli e rami della cannabis, ma a causa delle regole attuali è estremamente difficile monetizzare i rifiuti vegetali della cannabis.

Discarica

Il conferimento in discarica è il metodo più comune di smaltimento dei rifiuti di cannabis perché è semplice, conveniente e non richiede attrezzature aggiuntive. Nonostante i costi di trasporto, resta il metodo più diffuso poiché consiste semplicemente nell’interrare il materiale vegetale. Tuttavia, pur essendo il metodo più comune, non è considerato il migliore perché rilascia gas serra nell’atmosfera, a differenza del compostaggio.

5. Pratiche di gestione dei rifiuti degli imballaggi di cannabis 

I metodi citati sopra sono utilizzati per smaltire i rifiuti vegetali della cannabis, ma l’industria genera anche rifiuti come vetro e plastica, che sono tra i peggiori inquinanti e non sono compostabili. Questo significa che i produttori devono ricorrere ai metodi seguenti per gestire gli scarti da packaging.

Riciclo

Il packaging della cannabis è diventato la principale preoccupazione sin dalla legalizzazione perché le regolamentazioni pongono limiti sui materiali utilizzabili, per cui è impossibile o molto difficile impiegare alternative ecologiche.  Ad esempio, gli adesivi molto resistenti utilizzati per le etichette sono necessari per rendere più sicure le confezioni, ma risultano più difficili da riciclare; anche le batterie dei vaporizzatori sono meno appetibili per i riciclatori, in quanto considerate pericolose. Ora, il packaging della cannabis può decisamente essere riciclato ma spetta al consumatore finale smaltirlo correttamente e molti non sanno come fare o semplicemente non sono interessati.

 

Gestione dei rifiuti nella cannabis: gestione rifiuti da imballaggio della cannabis

Quando possibile, gli imballaggi della cannabis vengono fusi e trasformati in altri oggetti come le panchine dei parchi pubblici.
 

Proprio per questo motivo, alcune aziende stanno iniziando ad offrire servizi di riciclo specializzati nei rifiuti di cannabis difficili da riciclare, così, invece di essere portati in discarica, gli imballaggi vengono riciclati e riutilizzati più volte. Queste aziende di solito gestiscono le confezioni e i vaporizzatori in modo diverso. I programmi di riciclo degli imballaggi raccolgono le confezioni, le puliscono e le fondono in plastica riutilizzabile, ad esempio per realizzare panchine da parco o innaffiatoi. I programmi di riciclo dei vaporizzatori seguono un processo simile ma i metalli vengono fusi per realizzare nuovi vaporizzatori o altri prodotti.

Rifiuti pericolosi

I rifiuti pericolosi, come i solventi utilizzati per produrre estratti o oli di cannabis, sono solitamente soggetti alle normative sui rifiuti pericolosi, quindi spetta all’azienda informarsi sulle regole relative a ciascun solvente e richiedere l’autorizzazione allo smaltimento per aria, rifiuti solidi o liquidi, al fine di eliminarli in modo corretto.

6. Migliori pratiche di gestione

In mancanza di istruzioni chiare su come smaltire i rifiuti di cannabis, le aziende condividono alcune pratiche incentrate sul riutilizzo e sulla minimizzazione dei rifiuti quanto più possibile. Ecco alcune delle migliori pratiche raccomandate dalla maggior parte dei produttori di cannabis (quando possibile).

  • Incoraggiare estrazioni senza solventi: I processatori di cannabis dovrebbero essere incentivati a sviluppare nuovi processi di estrazione meno inquinanti o usare tecniche senza solventi per ridurre al minimo i rifiuti pericolosi.
  • Compostaggio dei rifiuti organici: Le coltivazioni outdoor dovrebbero compostare in loco quando possibile, mentre le strutture indoor o in serra dovrebbero collaborare con aziende agricole per trasformare i rifiuti vegetali in un substrato organico o terriccio ricco di nutrienti.
  • Recuperare fibre vegetali: Incoraggiare i produttori a esplorare diversi modi di sfruttare al massimo le fibre delle piante (come avviene con la canapa), riutilizzandole per produrre abbigliamento, isolanti e altri prodotti.

  • Optare per soluzioni meno impattanti: Usare la tecnologia necessaria per utilizzare la luce solare invece dell’illuminazione artificiale, adottare lampade riciclabili e scegliere un substrato che possa essere compostato in loco (se possibile).
  • Stabilire un limite ai rifiuti: Fissare un limite alla produzione di rifiuti impone ai produttori di avere un piano di gestione: se la produzione supera il limite, devono compostarli in loco oppure trasportarli in un impianto specializzato, dimostrando che hanno riciclato l’eccesso e in che modo.
  • Favorire l’uso di packaging riutilizzabili: Quando possibile, i produttori dovrebbero scegliere confezioni sostenibili, riutilizzabili e ricaricabili e prevedere tasse più alte per chi non lo fa.

7. In conclusione

L’industria della cannabis è in rapida crescita e sta producendo sempre più rifiuti, quindi è necessario implementare programmi di gestione dei rifiuti e fornire indicazioni chiare sui metodi migliori per smaltirli. Per i migliori risultati, le istituzioni dovrebbero collaborare con l’industria della cannabis per trovare una soluzione ottimale per entrambe le parti; l’industria della cannabis continuerà a crescere, quindi una gestione efficace dei rifiuti dovrebbe essere stabilita il prima possibile. Detto questo, l’industria legale della cannabis è relativamente nuova e affronta ancora difficoltà, quindi potrebbero volerci ancora tempo e aggiustamenti prima che le pratiche di gestione dei rifiuti siano ben definite in questo settore.


Se hai consigli per i coltivatori domestici su come smaltire i loro rifiuti, sentiti libero di condividere la tua esperienza con la comunità lasciando un commento qui sotto!



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